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In una sua recente sentenza, la Corte di Cassazione ha preso in esame il caso di un’azienda che si era affidata a un consulente esterno per la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi.
Una situazione che è la regola, non l’eccezione.
Cosa è successo, in questo caso?


È successo che l’ASL ha fatto un controllo nell’azienda e il DVR non c’era. L’azienda lo ha presentato all’ASL due giorni dopo il sopralluogo, ma – ovviamente – non ha potuto dimostrare con data certa che esso era già stato scritto al 31 maggio 2013.
Così gli è stata inflitta la sanzione.
L’azienda ha scaricato la responsabilità sul consulente spiegando che l’incarico glielo aveva affidato a suo tempo, ma che questi – disorganizzato – ci aveva dormito su.
La cosa è andata avanti fino alla Cassazione e la Corte ha stabilito che il legale rappresentante dell’azienda che ha subito il controllo dell’ASL aveva una doppia colpa: in eligendo, per aver affidato l’incarico di redigere il DVR a un consulente inadeguato, e in vigilando, per il mancato controllo sui tempi di esecuzione di un tale importante e indifferibile adempimento.

Ne possiamo trarre due conclusioni.
La prima è quella di non perdere tempo da parte delle aziende che non hanno provveduto a redigere (o ad aggiornare) il DVR: se controlli delle autorità non sono mai stati fatti, non è detto che non verranno in futuro.
La seconda è che affidarsi a un consulente affidabile e competente è una strada che, alla fine, premia.

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