I nostri articoli

Ancora la figura del preposto al centro dell’attenzione per la Corte di Cassazione, con una sentenza recentissima, pubblicata il 2 maggio scorso.

I fatti. Due operai, mentre completano i lavori di un solaio prefabbricato in un capannone in costruzione, precipitano: uno muore e l’altro riporta gravi lesioni. Viene condannato il direttore del montaggio delle opere prefabbricate perché avrebbe dovuto seguire l’andamento dei lavori di montaggio della struttura, comunicare in modo sollecito la necessità di puntellare la zona a rischio crollo e diffidare chiunque dall’iniziare i lavori che stano facendo i due operai come peraltro previsto dal POS. Rileva la corte che il direttore del montaggio era un preposto di fatto e avrebbe dovuto verificare  che soltanto i lavoratori che avevano ricevuto  adeguate istruzioni accedessero alle zone a rischio, informandoli del pericolo grave e immediato e cooperando all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro. Inoltre, avrebbe egli stesso dovuto informarsi e informare circa il rischio da interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva. La Cassazione condanna il preposto al pagamento delle spese processuali e a un’ammenda di duemila euro.

Dal 1° marzo 2018 entra in vigore il Regolamento UE 2016/1179 della Commissione europea.

Esso modifica, ai fini dell'adeguamento al progresso tecnico e scientifico, il Regolamento CE 1272/2008 (CLP, Classification Labeling and Packaging). Nello specifico viene cambiato l’allegato VI, sopprimendo una tabella e aggiornando la classificazione armonizzata di alcune sostanze.

L’art 437 del codice penale prevede l’arresto da sei mesi a cinque anni per chiunque omette di collocare (oppure rimuova o danneggi) impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro; la pena sale da tre a dieci anni se dal fatto deriva un disastro o un infortunio.

Un paio di recenti sentenze di Cassazione ci ricordano i confini e le responsabilità delle varie figure della sicurezza. La prima è del 17 novembre scorso, la seconda del 6 dicembre.

La prima, occupandosi di un incidente che ha comportato la perdita di un dito a un lavoratore addetto a una pressa, ha definito le responsabilità del datore di lavoro, del dirigente e del preposto nelle organizzazioni ove tutte e tre queste figure sono presenti. È generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del datore di lavoro l’incidente che deriva da scelte gestionali di fondo: ad esempio, la mancata valutazione del rischio o la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è (ed è quanto accaduto nel fatto oggetto della sentenza). Al dirigente può essere ricondotto l’incidente legato all’organizzazione dell’attività lavorativa, mentre al preposto quello occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa. E qui arriviamo alla seconda sentenza, che ha condannato proprio un preposto a una sanzione penale di 5mila euro a seguito di un infortunio occorso a un lavoratore investito dalle forche di un carrello elevatore guidato da un operatore privo della specifica abilitazione. Durante il processo è emerso che era prassi in quel magazzino far condurre i muletti anche a personale senza il “patentino”, prassi conosciuta e tollerata dal preposto: egli avrebbe invece avrebbe dovuto impedirla nell’esercizio dei compiti di controllo inerenti la sua posizione di garanzia in materia di sicurezza sul lavoro.

Da gennaio 2018 TecnoAmbiente ha una sede anche a Calenzano, vicino Firenze. La struttura comprende anche un laboratorio di analisi chimiche.

55032 - Castelnuovo di Garfagnana (LU)
Via Pascoli, 34
tel. 0583 644144 - fax 0583 641333

55100 - San Michele in Escheto Lucca
Via Martiri di Liggeri, 10
P.I. 01550770463

50019 - Sesto Fiorentino - Firenze
Via di Pratignone, 11/Interno 16
P.I. 01550770463

web developed by conceptio: software house